13 Reasons Why: Un viaggio tra pagine e realtà

13 Reasons Why: Un viaggio tra pagine e realtà

Probabilmente questo sarà l’articolo più difficile della mia vita.13 Reasons Why è quel genere di opera che ti lascia senza fiato, paralizzato, senza ben sapere come esprimere ciò che senti. Perché sia telefilm che libro, hanno invaso il mio corpo come quello di Hannah Baker, nel momento della sua morte. Non conoscevo il libro di Jay Asher, ma Netflix l’ha portato nella mia vita come un segno. Un segno che forse il mio passato ha un senso, che forse la nostra voce può essere sentita dalle persone giuste, se ci apriamo davvero. Perché un po’ tutti ci rivediamo in Hannah. Un po’ tutti gli sventurati, sono stati vittime del bullismo a scuola, delle cattiverie o dell’incomprensione generale. Ognuno di noi si è sentito solo, senza qualcosa a cui aggrapparsi davvero.13 Reasons Why affronta dei temi così delicati e difficili, che non saprei nemmeno io da dove cominciare. Bisogna fare come Hannah, affrontando la situazione un nastro alla volta. Perché d’altronde, per la prima volta nella vita, l’opera televisiva ha superato di gran lunga quella letteraria. Ebbene si, stento anche io a crederci.

“Qualunque cosa sarebbe stata meglio che stare lì a pensare che, in un modo o nell’altro fosse colpa mia. A pensare che sarei stata sola per il resto della mia vita.”

Aspettavo proprio di leggere il libro per poter fare questo articolo e, ora che l’ho fatto, non ho nessun dubbio. Per la prima volta, ho visto un telefilm prima di leggere il libro. Forse da una parte me ne sono pentita, ma dall’altra ne sono rimasta a dir poco estasiata. L’opera letteraria è di per sé sublime, unica. Racconta una verità velata tra le pagine, ma non l’approfondisce come nei tredici episodi regalatici da Netflix. La vita di Hannah Baker era di per sé una vera merda e immaginarla non era forse abbastanza. Ognuna delle tredici ragioni, ci viene descritta nelle pagine di Jay Asher, ma non possiamo vedere i loro volti o vedere come agiscono veramente nei suoi confronti. Possiamo solo immaginarlo, ripassando nella mente gli orrori che ha dovuto subire questa povera ragazza. Degli orrori che molte ragazze hanno vissuto e che non hanno avuto il coraggio di condividere. Non hanno avuto il coraggio di farsi aiutare, togliendosi così la vita.

“Facebook, Twitter, Instagram. Ci hanno fatto diventare una società di stalker. E amiamo tutto ciò.”

La trama di per sè ci fa già riflettere. Ci mostra quella parte di società che tanto odiamo, che non dovrebbe esistere. Ci mostra dei veri propri mostri, che siano ragazzi o ragazze. Anche la stessa Hannah sbaglia approccio col mondo, ma riesce ad ammetterlo a se stessa. Clay Jensen è parte importante nella sua vita, anche se lei non riesce a vederlo come sua ancora di salvezza. Pensa che anche lui le abbia voltato le spalle, anche se in realtà non è del tutto vero. Forse l’ha fatto in parte, dettato dalla stessa paura della nostra protagonista, ma d’altronde Clay è solo uno dei suoi tanti motivi, un puntino che si contraddistingue da tutti gli altri. Perché Clay è diverso e noi lo sappiamo. Lui avrebbe potuto portare la luce nella vita di Hannah, ma per paura non le ha espresso i suoi sentimenti, facendola sentire ancora una volta una nullità.

“Ciao sono Hannah, Hannah Baker. Esatto, non smanettate su.. qualsiasi cosa stiate usando. Sono io, in diretta e stereo. Nessuna replica, nessun bis e questa volta assolutamente nessuna richiesta. Mangia qualcosa e mettiti comodo, perché sto per raccontarti la storia della mia vita. Anzi, più esattamente il motivo per cui è finita. E se tu hai queste cassette è perché sei uno dei motivi”.

D’altra parte Hannah si è sempre chiusa a riccio nella sua corazza, narrandoci una storia che si espande in un thriller psicologico senza fini. Lei ci rivela man mano dei segreti raccapriccianti, che vanno dalla violenza alla omissione di soccorso; dalla richiesta d’aiuto tra le righe, alla poesia che nessuno sa realmente leggere. Hannah alla fine ha mandato dei segnali, ma nessuno se ne è reso conto. Potrà farlo solo ascoltando questi nastri, ma la sua vita continuerà ad essere finita, conclusa, senza uno scopo specifico. Oppure la sua morte è servita da insegnamento? Perché diciamocelo, alla fin fine speravamo tutti che Hannah Baker fosse ancora viva.

“A volte, le cose succedono e basta. Succedono. E non puoi farci niente. Ma è quello che fai dopo che conta, non quello che succede: ma quello che decidi di fare.”

Hannah però è morta, per quella parola di troppo. Per quella foto che ha iniziato a circolare in rete, per quello stalking complessivo che ognuno di noi commette ogni giorno. Per le violenze, il gelo di fronte a un atto terribile. Lei si è paralizzata, ma riusciremmo veramente a biasimarla? E’ una realtà che ci fa aprire gli occhi, ci rende partecipi a quello che stiamo vivendo, ci fa affrontare la paura. Il libro e la serie-tv sono così simili tra di loro, ma allo stesso tempo diverse. Cambiano ovviamente dei fatti, ma a mio avviso cambiano in meglio. I personaggi nei nastri nel libro sono uno sfondo poco approfondito, mentre nella serie sono così dettagliati da far commuovere. Abbiamo un Bryce odiato da tutti noi, a livelli inimmaginabili. Abbiamo un Justin che, nonostante gli errori commessi, riesce a farci un pochino tenerezza. Ognuno di loro è colpevole, ma nessuno di loro arriva al cuore come Clay. Perché d’altronde Clay e Hannah condividono un rapporto speciale.

“Ti amo, Hannah.”
“Perché non me l’hai detto quando ero ancora viva?”

La parte più sconcertante di 13 Reasons Why, è forse il giustificare le azioni dei propri amici. Lo schifo ti assale, rimani senza fiato. E’ questo quello che succede quando vedi delle immagini agghiaccianti sullo schermo. Perché questo telefilm vuole bensì osare, ma anche mandare un messaggio dannatamente giusto. Quante volte abbiamo visto, nella nostra società, proteggere qualcosa di dannatamente sbagliato? A volte lo facciamo perché vogliamo bene a qualcuno, ma altre (e la maggioranza delle volte) lo facciamo per paura. La paura è schiava di noi stessi, così come lo è l’amore. Entrambi sono grandi protagonisti di questa serie, ma forse una delle due sopprime l’altra. E questo porta entrambe sulla vetta della classifica.

“Apri il tuo cuore ad una persona e va a finire che tutti ridono.”

13 Reasons Why è un viaggio profondamente vero. Un viaggio difficile da raccontare, perché il suicidio non va preso con leggerezza. Sia libro che telefilm, ci illustrano un mondo vero, crudo e letale. Un mondo che dovrebbe essere mostrato in tutte la scuole, ma anche agli adulti. Affronta un lutto grave e per la maggioranza del tempo ci chiediamo: ‘Perché Clay ci mette così tanto? Perché non ascolta la storia di Hannah in una sola giornata?’ Beh, nel libro ovviamente lo fa. Ma nel telefilm? Ho amato questo suo ‘prendersi del tempo’, perché ha reso il suo sentimento ancora più vero. Abbiamo potuto vivere con lui il dolore e la realizzazione al fatto che, se fosse arrivato prima, forse lei si sarebbe salvata.

“Guardate questi armadietti. Sono tutti uguali, giusto? Ma non questo. Questo è speciale. Questo era di una ragazza che si è tolta la vita. Vedete questi ‘non ammazzatevi’ appesi in giro un pò su tutti i muri? Bene, prima non c’erano. Li hanno messi proprio perché lei si è ammazzata. Perché l’ha fatto? Perché qui dentro la trattavano tutti di merda. Nessuno lo ammette. Hanno cancellato quelle scritte in bagno, messo su un altarino, perché queste sono le cose che si fanno qui. Sono tutti tanto carini fino a che non ti portano ad ammazzarti. Ma prima o poi, la verità verrà fuori. Verrà fuori. Benvenuti alla Liberty High.”

Ci sarebbe troppo da dire su questa serie, così come sul libro. L’unica cosa che potete fare, per colmare il vostro dubbio cocente, è una sola: guardatela, vivetela, sentitela. Raramente vi troverete di fronte a una storia del genere.

Voto 10

La serie-tv è disponibile su Netflix. Il libro da cui tratta è il seguente..

Titolo: Tredici

Autore: Jay Asher

Edito da: Mondadori

Pagine: 246

Prezzo: 17,00€

Data d’uscita: 29 Gennaio 2013

Trama: “Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori… Ve lo prometto.” Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene a Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è scolvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall’altro il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze.

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